Dislessia: pro e contro del test obbligatorio

 scuolaDislessia: pro e contro del test obbligatorio

Un disegno di legge vorrebbe introdurre test obbligatori nelle scuole per una diagnosi precoce. Le critiche però sono tante. Vediamo insieme pro e contro.

Sul delicato e controverso argomento, vi presento un Articolo scritto da Claudia Benatti e pubblicato lo scorso ottobre sulla rivista AAM Terranuova.

“Si discute ormai da qualche anno di una legge sulla dislessia, affinché siano introdotti test obbligatori nelle scuole primarie e nelle scuole dell’infanzia per individuare precocemente bambini con problemi. L’ipotesi sta ormai diventando una realtà, conl’approvazione nella scorsa legislatura di un disegno di legge alla commissione istruzione del Senato. Le critiche però sono tante. Ci sono gruppi di insegnanti, specialisti e genitori contrari a introdurre così precocemente etichette sui bambini, sulla base di criteri di diagnosi che ritengono troppo generici, e contrari anche alla conseguente imposizione di percorsi differenziati.Bambini etichettati«Se passerà questa legge» dice la professoressa milanese Margherita Pellegrino che ha preso posizione sul tema a livello nazionale criticando la strada intrapresa dal governo, «le difficoltà nella lettura, la calligrafia poco chiara e non allineata, la lentezza nei calcoli e le difficoltà nell’apprendere le tabelline non saranno più errori o semplici difficoltà, ma diventeranno disturbi dell’apprendimento e gli alunni verranno etichettati dai neuropsichiatri come dislessici, disgrafici o affetti da discalculia.Certi psichiatri sostengono che la dislessia sia una disfunzione biologica di origine ereditaria, eppure gli stessi specialisti affermano che le prove di laboratorio, tra cui Tac e risonanza magnetica, non evidenziano alcuna differenza tra il cervello del dislessico e quello del bimbo ‘normale’. C’è anche chi sostiene che le differenze, essendo submicroscopiche, non si rilevano con la Tac; ma, dico io, se non sono rilevabili nemmeno al microscopio, allora qual è la prova scientifica che dimostra l’esistenza della base biologica della dislessia?

I bimbi etichettati avrebbero questo destino: chi non riesce a fare i calcoli, userebbesempre la calcolatrice e sarebbe dispensato dall’imparare le tabelline; chi ha difficoltà a leggere, si farebbe leggere da altri o userebbe un programma al computer; chi ha difficoltà nella scrittura, userebbe solo il pc o scriverebbe solo in stampatello; ma veramente pensiamo di aiutare così i ragazzini in difficoltà?Inoltre, questi bambini seguirebbero programmi loro, con insegnanti diversi, magari separati rispetto agli altri; e siamo certi che questo faccia bene alla loro autostima? Non si rischia forse di vederli frustrati e depressi?E se diventano depressi, non è forse vero che c’è già qualcuno pronto a curarli con i farmaci? Come insegnante, alla luce della mia esperienza, posso dire che le difficoltàdi apprendimento sono dovute a carenze nella didattica, alla mancanza di metodo nello studio e di tecniche efficaci nella trasmissione della conoscenza. Esistono scuole in Italia e all’estero dove metodi di studio e tecniche di insegnamento efficaci hanno risolto le difficoltà di apprendimento degli alunni».Uno strumento importante A richiedere invece l’approvazione di una legge in proposito è l’Associazione italiana dislessia, (Aid). Il presidente, la dottoressa Roberta Penge, difende la scelta di monitorare gli alunni con appositi screening. «Uno screening» spiega Penge «ha lo scopo di individuare situazioni di sospetto o di rischio che andranno poi verificate in ambito clinico.È in genere uno strumento rapido, somministrabile contemporaneamente a gruppi di bambini ed utilizzabile anche da personale non sanitario. In quanto tale ha un margine di errore sicuramente maggiore di un test,ma non ha l’obiettivo di individuare con certezza situazioni definite.Per i bimbi con difficoltà di apprendimento gli strumenti di screening precoce sono nati e devono venire utilizzati per individuare soggetti a rischio da monitorare nel tempo e soprattutto per attivare interventi didattici mirati; una segnalazione ai servizi sanitari per l’avvio di un percorso diagnostico verrà suggerita solo quando tali interventi nonavranno ottenuto la riduzione o la scomparsa delle difficoltà rilevate o quando misurazioni ripetute nel tempo avranno confermato la presenza di una difficoltà persistente. Secondo noi non si etichettano i bambini; lo screening serve a sottolineare che un bambino sta acquisendo la lettura, la scrittura o il calcolo con tempi o modalità diversi da quelli attesi.Spesso gli insegnanti sono già consapevoli che qualcosa non va, ma non riescono ad individuare la natura o l’entità del problema e quindi assumono atteggiamenti di attesa o attivano interventi generici. Inoltre l’attuazione di uno screening in una scuola e la discussione dei risultati costituisce uno strumento di formazione per insegnanti e operatori sanitari. In teoria una diagnosi certa può essere formulata altermine della seconda elementare e un sospetto fondato può essere posto già al termine della prima elementare: nella realtà dei fatti il riconoscimento avviene invece ancora raramente prima della terza.Naturalmente quanto più il bambino è piccolo, tanto più si rischia di interpretare come segnali di dislessia segni e comportamenti che vanno invece fatti risalire alla normale variabilità dei ritmi di sviluppo o a problemi diversi. La ripetizione dello screening nel tempo ha lo scopo proprio di ridurre il numero di falsi riconoscimenti».Creare dei robot?L’Aid difende dunque gli screening di massa e gli interventi precoci, ma ci sono, oltre ad insegnanti, anche associazioni che non concordano pienamente con questa scelta ed esprimono perplessità. Una di queste è la onlus Oltre il Muro, che raccoglie genitori di bambini e ragazzi autistici. «Il progetto di legge che è stato presentato» si legge sul sito dell’associazione «afferma che le difficoltà specifiche di apprendimento impediscono l’utilizzo in maniera automatica e strumentale delle capacità di lettura, di scrittura e di calcolo e possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana della persona.Questo non significa forse che per legge la lettura, la scrittura e il fare i calcoli devono avvenire in modo automatico e laddove questo non succedesse, l’alunno sarebbe fuori dalla norma? Significa forse che a scuola dobbiamo creare dei robot che leggono e scrivono meccanicamente, poco importa se poi non capiscono quello che stanno leggendo, l’importante è che sappiano in modo automatico e istantaneamente quanto fa 3×5?Il fatto che ogni bambino sia diverso da un altro, con tempi propri di apprendimento,elaborazione e sviluppo delle capacità individuali viene completamente trascurato, anzi è prevista un’attività di identificazione precoce da realizzare dopo i primi mesi di frequenza dei corsi e nella scuola dell’infanzia, su bambini di quattro o cinque anni,aprendo così le porte a screening di massa nelle scuole.Strano modo, poi, quello di risolvere il problema della dispersione scolastica raddoppiando gli alunni ad un insegnante per risparmiare sulla spesa pubblica e poi assegnando due insegnanti di sostegno alla stessa classe per aiutare quelli che si sono persi per strada, ricevendo un’etichetta di disturbo di apprendimento o di iperattività a seconda dei casi. Forse c’è qualcosa da risolvere nella didattica e non negli alunni». ”

di: Claudia Benatti

Tratto da: AAM Terra Nuova – Ottobre 2008-10-20

5 risposte a Dislessia: pro e contro del test obbligatorio

  1. Marco scrive:

    Articolo interessante… complimenti!

  2. cattaneo antonia scrive:

    In questi giorni la mamma di una nostra alunna ha incontrato la psicologa che l’ha invitata a sottoporre la bambina a una visita neuropsichiatrica (dopo aver visto i quaderni pensa sia dislessia). Grande panico dei genitori e rifiuto da parte del padre .
    Alla luce di quanto letto, ritengo che dovremmo poter disporre di strumenti migliori ed operare noi insegnanti in modo da non discriminare
    e non creare un handicap nell’handicap (usare la calcolatrice, usare in pc…) Grazie dell’informazione,. Antonia.

    • volabimbo scrive:

      L’unica strada per essere preparati e potersi difendere è l’informazione.
      Impegnamoci a far girare più informazioni possibili, perchè solo quando si conosce si è davvero liberi di scegliere!
      Sul sito di Volabimbo è possibile trovare alcuni link interessanti, riguardo ad associazioni e progetti a favore dei bambini
      http://WWW.volabimbo.altervista.org

      Grazie a te Antonia!

  3. noiglob scrive:

    Scusate per la lunghezza del commento ma, visto che il blog vuole andare oltre i luoghi comuni, forse questa risposta può essere utile per i genitori e/o le insegnanti.
    Prima di ogni attività, a scuola bisogna sempre lavorare con gli adulti sul rispetto umano (è una cosa possibile) riducendo lo stigma verso tutto ciò che non si comprende in pieno o fa paura.
    Anche per i DSA (disturbi specifici dell’apprendimento), il primo passo è la formazione degli adulti.
    I disturbi dell’apprendimento non sono difficoltà e non vanno confusi con esse. Il termine disturbo fa riferimento a disfunzionalità rigide e particolrmente resitenti al cambiamento nel tempo, che pregiudicano la serenità e le capacità del bambino, per quanto riguarda l’apprendimento di lettura e/o scrittura e/o calcolo. Quindi sono elementi che a seconda del loro grado, possono compromettere in maniera seria la scolarizzazione delle persone, riducendo e/o limitando fortemente le loro situazioni di vita e provocando fortissimi ritardi nell’apprendimento. Se questo viene causato per una presa di posizione diviene una forte ingiustizia.
    In genere con gli adulti ma anche con i bambini faccio vari esempi che aiutano a comprendere meglio. Ve ne propongo uno (per gli adulti): considerate due bambini molto intelligenti con diversi livelli di miopia (uno lieve ed uno grave) ed ignari della cosa, in un Paese dove gli oculisti non esistono. Se sin dai primi giorni di scuola si dicesse loro di impegnarsi per imparare ciò che la maestra spiega alla lavagna, cosa potrebbe succedere? Il bambino con una miopia trascurabile può strizzare gli occhi e magari riuscire, sforzandosi molto, pensando che non è bravissimo nell’imparare a leggere ma qualcosina riesce a fare. L’altro bambino che presenta una miopia molto elevata, invece, potrà tentare mille volte, senza alcun risultato apprezzabile ai suoi occhi. Alla fine, se nessuno interviene a fornire una qualche soluzione (es paio di occhiali adeguato), quest’ultimo bambino resterà sempre più indietro e, pur avendo inizialmente ottime capacità, piano piano si convincerà di non avere nessuna capacità, impostando tutta la sua vita su tale convinzione (non penserà di avere problemi di vista, perché nemmeno sospetta che possano esistere – non può sapere come vedono gli altri). Il bambino ignorato è un bambino solo con i suoi problemi che non riesce a trovare ascolto, soprattutto quando i problemi non danno febbre o altri segni fisici. La solitudine, in genere, viene raccontata con forte dolore. Pensate a quante esperienze di vita potrebbero essere negate, soprattuto al secondo bambino.
    Lo screening di classe offre una prima idea se fatto precocemente ma è particolarmente utile se fatto verso la seconda metà della seconda “elementare”. I vantaggi sono: può essere una buona pratica inclusiva in quanto non discrimina nessuno (funziona come un compito in classe), è moto più caldo emotivamente (meglio la maestra che si conosce da tempo di una persona estranea) e consente un’adeguata programmazione e considerazione umana dei bambini con cui lavoriamo, se non li trattiamo come topini da laboratorio. Inoltre, un riconoscimento del disturbo evita di far sì che gli adulti ripetano come un mantra al bambino di impeggnarsi o di esercitarsi di più o di trovare il proprio metodo di studio (si evità l’accanimento educativo – non esiste solo quello terapeutico). Per quanto rigarda il trattamento, non esiste una rigidità (non leggere mai, evita di imparare le tabelline o cose del genere – c’è l’indicazione di non mettere i bambini dinnanzi a situazioni sicuramente umilianti chiedendo loro cose che non riescono a fare, non di insegnare loro competenze). Le dispensazioni e compensazioni servono anche a non sovraccaricare i bambini, in modo che possano restare concentrati sul significato delle cose e, con i loro ritmi, preoccuparsi delle cose meccaniche o automatiche senza venire penalizzati dal fatto che per un ciclo di studi debbano concentrare le loro energie esclusivamente su cose banali, anzichè sullo sviluppo della logica e della loro personalità armonica e felice. L’automatismo serve per non fare le cose pensando: es senza automatismi, guideremmo l’auto costantemente come la prima volta che l’abbiamo fatto con un istruttore. Quanta stanchezza comporterebbe? Senza gli automatismi, esempio di lettura, se ci si sforza di leggere bene per gli altri, per dare una forma, non si riescirebbe a capire il senso per sé (le dispensazioni servono per dare attenzione alla persona ed alle sue esigenze).
    Le cose da dire sarebbero un mare. Ma mi stoppo.
    Vi saluto e vi faccio i complimenti per il buon lavoro costuituito da questo spazio, lasciandovi con un ultima osservazione che ritrovo nella mia quotidianità.
    In genere, se gli adulti non presentano un’atteggiamento stigmatizzante, i bambini con disturbi dell’apprendimento si sento rincuorati dalla diagnosi, perché capiscono che la loro non è una condanna e si può fare qualcosa.

    P.S. Sindromi autistiche, deficit di attenzione ed iperattività e DSA sono aspetti totalmente diversi che meritano discorsi diversi. Tutti questi discorsi possono essere affrontati con serenità solo se alla base si pone come presupposto che le persone sono tutte uguali per dignità e tutte diverse (ed uniche) per caratteristiche.

  4. Alessandro scrive:

    La dislessia è l’acronimo di “disimpegno leggittimano educatori scansafatiche scuola italiana attuale”. Non se ne può più di queste persone che rovinano i nostri figli e stanno li soltatnto per il 27. Una volta l’insegnamento era una missione oggi un modo per sbarcare il lunario. Senza contare poi tutte le logiche politiche di una scuola sostegni recuperi personale in più. SONO DISGUSTATO. Una volta esisteva un maestro con 32/35 alunni tutti andavano avanti con ottimi risultati, oggi ci sono 2 insegnanti con classi di 16 alunni e non ce la fanno a seguirli. In una classe c’è almeno un dislessico un disgrafico un discalculo un iperattivo e poi c’è il metodo GLOBALE che crea dislessici ma fa sentire le insegnanti tanto fiche molto pedagoghe. Che tristezza

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