FACCIAMO UN PICCOLO “GIOCO”: LEGGETE E INDOVINATE DI COSA SI STA PARLANDO…

punto%20interrogativoHo provato ad estrapolare alcuni concetti da un interessante articolo* e ho mascherato con  delle xxx il termine che rappresenta la qualità misteriosa da scoprire.

Ecco il testo misterioso:

“La xxx sembra una caratteristica tipica dei geni creativi.
Quando si parla di xxx si intende una diversità nel modo di apprendere

Il xxx ha una spiccata capacità di “pensiero laterale”, quello comandato dall’emisfero destro, che gli consente di trovare la strada anche quando gli altri annaspano

I xxx riescono a mettere in atto delle strategie proprie che permettono loro di avere risultati eccellenti in molti settori.

Il pensiero visivo permette loro di eccellere in tutti i campi, secondo le attitudini di ognuno”

Fino a qua sembra una qualità eccezionale….
Però poi ecco altri brani:
“Come influisce la xxx nella vita?
Da bambini, in maniera pesante, perché condiziona la loro immagine di sé: non è piacevole faticare per fare cose che al proprio compagno vengono facilmente. O, come ancora succede se non vengono diagnosticati e capiti, sentirsi chiamare “pigri” o “asini”, quando invece fanno un grande sforzo.

Dalla xxx non si guarisce mai, primo perché non è una malattia.. Può però essere ben compensata negli anni”

Avete capito?
Si sta parlando di Dislessia.

Non è incredibile? Sembra che il dislessico, nonostante possieda le caratteristiche elencate qui sopra, sia in realtà un soggetto portatore di un disagio che, secondo le istituzioni, merita screening precoci, diagnosi, una terapia, insegnante di sostegno e l’utilizzo di mezzi compensativi e dispensativi per evitare che possano avere cadute nella loro autostima.

Tra gli strumenti compensativi essenziali vengono indicati:

– Tabella dei mesi, tabella dell’alfabeto, e dei vari caratteri.
– Tavola pitagorica.
– Tabella delle misure, tabella delle formule geometriche.
– Calcolatrice.
– Registratore.
– Computer con programmi di video-scrittura con correttore ortografico e sintesi vocale.

Per gli strumenti dispensativi, valutando l’entità e il profilo della difficoltà, in ogni singolo caso, si ritiene essenziale tener conto dei seguenti punti:

– Dispensa dalla lettura ad alta voce, scrittura veloce sotto dettatura, uso del vocabolario, studio mnemonico delle tabelline.
– Dispensa, ove necessario, dallo studio della lingua straniera in forma scritta.
– Programmazione di tempi più lunghi per prove scritte e per lo studio a casa.
– Organizzazione di interrogazioni programmate.
– Valutazione delle prove scritte e orali con modalità che tengano conto del contenuto e non della forma.

Ulteriori strumenti possono essere utilizzati durante il percorso scolastico, in base alle fasi di sviluppo dello studente ed ai risultati acquisiti.

Vorrei precisare che le frasi che ho utilizzato sono opinioni “autorevoli” in quanto sono state pronunciate da Rossella Grenci (www.dislessia.org/forum), Docente del corso di laurea in Logopedia dell’Università Cattolica di Roma, e fondatrice dell’Associazione Italiana Dislessia.

La mia opinione è che la dislessia sia una “diversità” piena di ricchezza, che diventa “disagio” all’interno di un sistema scolastico troppo rigido che fa pesare sugli individui l’essere fuori dai tempi o dalle modalità di apprendimento e di performance prestabilite da qualcuno.

Essere considerati “asini” o svogliati perché non riconosciuti come dislessici non è giusto e può creare gravi danni di apprendimento, danni nell’autostima e molte conseguenze negative, a volte difficilmente recuperabili a posteriori.

Ma essere dispensati d’ufficio dall’apprendimento di una lingua straniera scritta o permettere che si usi a priori una calcolatrice o le tavole pitagoriche in quanto dislessici, non è forse un modo solo diverso di far nuovamente dei danni?
Se è vero che si tratta di soggetti creativi, talvolta addirittura geniali, capaci di pensiero laterale e in grado di eccellere in ogni campo…forse non li si sta abbandonando in questo modo?
Come faranno questi bambini e questi ragazzi a sfidare i propri limiti, a mettersi alla prova e a trovare la propria strada alternativa se per loro è già prevista una strada arrendevolmente spianata?
E cosa dire della loro autostima? Delle etichette che deriveranno da tali diagnosi e agevolazioni scolastiche?

Credo che dovrebbe essere la scuola a farsi carico del problema, mettendo in discussione i metodi di apprendimento, la didattica, i programmi, le modalità di giudizio…ad esempio, premiando creatività e impegno al pari della riuscita della performance.
Si tratta di formare gli insegnanti ad accettare e a gestire le diversità soggettive e formarli a conoscere e riconoscere la dislessia.
Non è possibile, come mi è capitato di sentire personalmente, che la formazione degli insegnanti avvenga mediante il confronto con i logopedisti che eseguono gli screening sugli alunni…
Se tutti gli insegnanti facessero aggiornamenti specifici e fossero invitati a premiare l’alunno nella sua interezza, piuttosto che per la sua singola performance, la scuola potrebbe allontanarsi dall’essere un ambiente di giudizio ed etichettamento, di selezione, di medicalizzazione o ancora di ricerca scientifica, e avvicinarsi a diventare  un luogo che si occupa dei nostri figli cercando di trasmettere loro il meglio della nostra intera società, con affetto e comprensione.

Dott.ssa Giordana Pavia. Volabimbo

* “ULTIMI DELLA CLASSE PRIMI NELLA VITA” articolo tratto dal sito http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_rassegnastampa__453.pdf

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