Dolcificanti: attenti all’aspartame

Aspartame e Stevia… Il ComplottoNovember 2 2007 day 22 - Who's your sugar daddy? Image by DeathByBokeh via Flickr

 

Aspartame e Stevia… Il Complotto

Questa è un’anteprima di un’intervista preparata dal team de La Leva di Archimede per una trasmissione che sarebbe dovuta andare in onda su La7 all’interno del programma COMPLOTTI. Purtroppo, all’ultimo momento é stato annullato il servizio dedicato all’aspartame.

Cos’è l’Aspartame?

L’aspartame, nome in codice E951, è un dolcificante artificiale composto da un 40% di acido aspartico, dal 50% di fenilalanina e da un 10% di metanolo. E’ stato scoperto casualmente da un ricercatore della casa farmaceutica GD Searle nel 1965 che stava studiando un nuovo farmaco anti-ulcera. Possiede le stesse calorie dello zucchero ma il suo potere dolcificante è 180 volte superiore, per questo motivo è utilizzato da chi vuole ridurre l’apporto di calorie nella propria dieta. Lo ritroviamo infatti nella maggior parte degli alimenti e bevande ‘light’ o senza zucchero.

L’aspartame è pericoloso?

Secondo le autorità ufficiali quali FDA (Food and Drugs Administration), il JEFCA (comitato misto FAO/OMS di esperti per la valutazione degli additivi alimentari), l’SCF (comitato scientifico per l’alimentazione), l’EFSA (l’autorità europea per la sicurezza alimentare) ed altri ancora, l’aspartame non è pericoloso ed è quindi utilizzabile e commerciabile.

Gli studi indipendenti, tra cui quello della Fondazione Europea Ramazzini, sostengono invece che l’aspartame è causa di tumori e altri disturbi della salute.

 

Quando e da chi è stata chiesta l’autorizzazione per la commercializzazione dell’aspartame in USA? E in Europa?

L’autorizzazione all’utilizzo dell’aspartame è stata richiesta all’FDA per la prima volta nel 1973 dalla casa farmaceutica G.D. Searle, acquisita dalla Monsanto nel 1985. Per quanto riguarda l’Europa, l’aspartame è stato dapprima approvato in alcuni stati membri quali la Francia e l’Inghilterra nei primissimi anni ’80 per poi essere approvato definitivamente a livello comunitario nel 1994. In Europa la valutazione sui rischi dell’aspartame è stata effettuata dall’SCF (Comitato scientifico per l’alimentazione) e dall’EFSA, il quale parere ha poi dato l’ok per l’approvazione presso la commissione e il parlamento europeo.

Come è stato approvato? E che ruolo ha avuto Rumsfeld nell’approvazione dell’aspartame da parte dell’FDA?

Donald Rumsfeld ha ricoperto alcune tra le più alte cariche, tra le quali quella di presidente della casa farmaceutica GD Searle nel periodo tra il 1977 fino alla sua cessione alla Monsanto nel 1985 da cui ricavò circa 12 milioni di dollari. Inoltre Rumsfeld è stato ministro della difesa sotto la presidenza Ford e successivamente per quella di Bush, ma ricoprì molti incarichi anche sotto la presidenza di Ronald Reagan il quale mandato presidenziale va dal 1981 al 1985, gli anni in cui l’aspartame è stato approvato definitivamente.

Ma l’iter dell’approvazione dell’aspartame è stato lungo e tortuoso ed è cominciato molti anni prima, precisamente nel 1973 su richiesta della casa farmaceutica GD Searle. La sua prima approvazione fu concessa dall’FDA nel 1974 ma solo per quanto riguarda i cibi liofilizzati. Nel periodo che va dal 1974 al 1980 gli studi della GD Searle sono stati messi in dubbio da una task force interna della FDA e dalla PBOI (commissione pubblica d’inchiesta) con dei “rimpalli” continui tra commissioni e comitati scientifici fino a che nel 1980 la stessa Commissione Pubblica d’Inchiesta (PBOI) revocò l’approvazione del 1974 dichiarando che erano necessari altri studi per determinare se l’aspartame fosse causa o meno di tumori al cervello. Nel 1981 Ronald Reagan mette a capo dell’FDA Arthur Hayes che stabilisce una commissione per rivedere le problematiche e la decisione del Comitato Pubblico d’Inchiesta (PBOI). Questa commissione non raggiunse un consenso sulla sicurezza dell’aspartame ma alla fine invertì la decisione del Comitato Pubblico d’Inchiesta e riapprovò l’uso dell’aspartame per gli alimenti liofilizzati. Da questo ne scaturì la sua successiva approvazione per l’utilizzo nelle bevande gassate. Nello stesso ’83 in seguito a questa approvazione venne nuovamente obiettata la sicurezza facendo nuovamente richiesta per una commissione di indagine che questa volta l’FDA negò. Così il suo utilizzo venne approvato nel 1984 anche nei multi-vitaminici e da li a breve in tutti gli alimenti.

Se la stessa FDA riconosce la nocività dell’aspartame, come mai è ancora in commercio?

E’ in commercio perché nessuno ha interesse a toglierlo. Credo che l’aspartame sia una fonte di guadagno inestimabile per le case farmaceutiche e per i suoi produttori, sia in termini di vendita del prodotto, sia per il fatto che l’aspartame ha la potenziale capacità di creare centinaia di migliaia di nuovi malati per ogni anno di permanenza sul mercato.

La lobby dell’aspartame agisce attivamente per evitare che il dolcificante sia bloccato? In caso affermativo, in che modo agisce questa lobby? E da chi è composta?

Crediamo che se l’aspartame è ancora presente sul mercato nonostante studi scientifici come quello della Fondazione Europea Ramazzini e nonostante le continue segnalazioni di effetti collaterali e dubbi espressi a livello mondiale, una qualche forte fonte di attiva influenza ci deve pure essere. La lobby agisce principalmente sugli organi legislatori facendo pressione su quale studio debba essere preso in considerazione e quale no. Agisce attraverso l’influenza dei media. Agisce spendendo miliardi in risorse come le società PR che gestiscono l’immagine e le situazioni di crisi delle lobby stesse. Agiscono spendendo soldi sulla realizzazione di studi definiti scientifici a supporto delle loro tesi e sulla loro successiva ‘campagna di approvazione’ presso gli organi preposti, la pubblicazione su riviste scientifiche e le campagne pubblicitarie. Le lobby di cui stiamo parlando sono le lobby farmaceutiche, tra le più potenti al mondo, le stesse lobby che hanno portato sull’orlo del collasso le economie di tutto il mondo succhiando risorse a partire dai sistemi sanitari locali fino agli enti internazionali. Ci piacerebbe sapere per cosa usano tutti questi soldi.

Un esempio concreto di azione di una lobby pro-aspartame: nel 2005, una campagna anti-aspartame nello stato americano del Nuovo Messico (New Mexico) sollevò la questione sulla dannosità dell’aspartame per la salute davanti al Comitato Farmaceutico e al Comitato per il miglioramento dell’ambiente in quello stato. Per bloccare questo procedimento che avrebbe potuto forzare l’FDA ad agire, il produttore dell’aspartame, la ditta giapponese Ajinomoto, e un gruppo di pressione finanziato dall’industria, il cosiddetto Calory Control Council (“Consiglio per il controllo delle calorie”) intervennero, ognuno con l’appoggio di studi d’avvocati influenti, per intimare a questi comitati che era meglio bloccare ogni azione in merito all’aspartame. Stroncarono così sul nascere un procedimento che avrebbe potuto dare voce a persone che soffrono di effetti negativi ed avrebbe potuto dare inizio a restrizioni sull’uso di aspartame in Nuovo Messico.

Che tipo di conseguenze può avere l’uso dell’aspartame sulla salute dei consumatori?

I danni provocati dall’uso a lungo termine dell’aspartame possono essere molto vari e molto gravi, in alcuni casi mortali. Si estendono dai disturbi della vista alle emicranie, fino ad arrivare alla leucemia e ai linfomi. I sintomi riportati e denunciati all’FDA sono circa 92.

Come dicevamo l’aspartame è composto da metanolo, acido aspartico e fenilalanina.

E anche se le autorità scientifiche dicono che non sono sostanze che possono provocare accumulo nel corpo umano c’è una larga letteratura scientifica che dimostra il contrario. Il metanolo e i suoi sottoprodotti (acido formico e formaldeide) sono altamente tossici per il nostro organismo anche a bassissimi dosaggi e sono veleni che vengono accumulati nel nostro organismo. Analizzando uno studio spagnolo del 2000 dove marcarono radioattivamente l’aspartame si poté osservare la formaldeide legarsi al DNA ed è risaputo che quando questo avviene è poi molto difficile rimuoverla. E’ vero che il metanolo lo troviamo in natura, ma dove è presente, è presente anche il suo antagonista, l’etanolo, il quale contrasta la sua tossicità. Stesso meccanismo per la fenilalanina, è vero che si trova in altri alimenti, ma si trova accompagnata da altri aminoacidi che inibiscono la sua tossicità in caso di reiterata e indiscriminata assunzione.

Se guardiamo alla letteratura neuro-chirurgica c’è un significativo aumento di un certo tipo di tumori, così come l’esplosione di tutte le malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, l’autismo, ADD, fibromialgia, sclerosi multipla, il Parkinson e molte altre delle quali la comunità scientifica non si spiega l’aumento. Tutte queste malattie hanno in comune una disfunzione dell’attività dei neuroni nel cervello. Secondo il Dottor Russell Blaylock, autore del libro “Excitotoxins – The Taste That Kills” le sostanze isolate (fenilalanina e acido aspartico) che fanno parte dell’aspartame sono da considerarsi “eccitotossine”, cioè sostanze che sovraeccitano il cervello, esaurendo e sbilanciando la normale attività dei neuroni. Questa azione dannosa è confermata dalla prevalenza di effetti “mentali” dell’aspartame, mal di testa, problemi di memoria, disorientamento, disturbi motori.

A seguito di questi studi l’EFSA ha condotto ulteriori verifiche sull’Aspartame?

Credo che l’EFSA non abbia condotto studi per proprio conto ma sia altresì un ente preposto all’analisi degli studi che riguardano argomenti di futura legislazione da parte del Parlamento e della Commissione Europea. Quindi analizza i risultati degli studi condotti da altri e li convalida o meno secondo i loro canoni scientifici.

Cos’è la Stevia?

La Stevia Rebaudiana è una piccola pianta originaria del sud america, utilizzata già da secoli per le sue proprietà dolcificanti e curative. La capacità dolcificante di questa pianta straordinaria è pari a circa 300 volte quella dello zucchero e tra le sue caratteristiche principali ci sono: quella di non contenere calorie, di non alterare il livello di glucosio nel sangue, di non essere tossica, di inibire la formazione delle carie e delle placche dentali, di non causare il diabete e a differenza dell’aspartame può essere utilizzata per cucinare senza subire alterazioni della sua struttura molecolare.

Questa pianta potrebbe contribuire in maniera rilevante alla lotta contro il diabete, l’obesità, l’ipoglicemia, alla sindrome del deficit dell’attenzione e iperattività (ADHD) e molte altre problematiche legate alla salute.

Da chi è stata chiesta l’autorizzazione per la sua commercializzazione?

La richiesta più recente risale al 2007 fatta dalla EUSTAT (European Stevia Association) che ha presentato due richieste, una per il riconoscimento della stevia come ingrediente alimentare e una per il riconoscimento dello stevioside come additivo alimentare. Queste richieste sembrano essere ancora al vaglio dell’EFSA. Precedentemente erano state fatte altre richieste da alcuni privati che volevano commercializzare il prodotto ma sono state tutte scartate dal Comitato Scientifico dell’alimentazione (SCF). Dopo lo scandalo della mucca pazza che scosse la Commissione europea forzando le dimissioni di tutta la commissione in blocco, si varò una nuova legge detta “novel foods”. In pratica, ogni sostanza alimentare che non era già stata utilizzata in modo esteso e per lungo tempo in Europa, diventava soggetta ad approvazione secondo le linee guida di questa nuova normativa “novel foods”. La procedura era complicata e richiedeva molti studi scientifici. La stevia fu il primo caso di una pianta per la quale veniva richiesta una valutazione. Era il 1998 e il richiedente fu una università belga. Sembra che sia stata solo una richiesta per fare un test sul funzionamento della nuova legge. La valutazione fu fatta e la richiesta respinta perché “non erano sufficienti i dati scientifici che la accompagnavano”.

In lingua inglese, la conclusione della valutazione: http://ec.europa.eu/food/fs/sc/scf/out36_en.html

Da recenti notizie online sembrerebbe che a gennaio di quest’anno, la Eustat abbia avuto un colloquio con la Cargill e la Morita per inviare all’EFSA un’unica richiesta di approvazione della Stevia. Speriamo che in questo caso valga il detto l’unione fa la forza!

Perchè il suo utilizzo in Europa non è stato autorizzato?

Fino ad ora l’SCF ha basato le sue conclusioni sostenendo la carenza di studi critici di carattere scientifico e sulle discrepanze degli studi a loro disposizione. La Commissione ha concluso che in base ai dati attualmente disponibili la sostanza non è accettabile come dolcificante.

Secondo alcuni la sua approvazione sarebbe stata bloccata dai produttori di dolcificanti, è possibile questo?

E’ sicuramente una forte concorrente dell’aspartame. Se fosse possibile commercializzare la Stevia una volta riconosciuto il suo valore chi comprerebbe più prodotti contenenti aspartame? E poi, si perderebbe il guadagno su tutta quella gente che si ammala a causa dell’utilizzo dell’aspartame, ricordiamoci che stiamo parlando di case farmaceutiche.

Che ruolo giocano i produttori dell’aspartame nel boicottaggio della stevia come prodotto alimentare?

Essenzialmente lo stesso ruolo che giocano per far si che l’aspartame rimanga in commercio: influenzano gli organi legislatori e scientifici con valutazioni poco obiettive degli studi che di volta in volta vengono proposti.

A che punto sono gli studi per l’approvazione della Stevia?

Credo che siamo ad un buon punto. In fin dei conti questa pianta è stata utilizzata per secoli dai ‘curanderos’ paraguaiani e brasiliani e si stima che oggi la utilizzino centinaia di milioni di persone.

Oggi la stevia è coltivata e utilizzata come alimento nei paesi asiatici, in Cina (1984), Korea, Tailandia e Malesia, nel sud dell’America, Brasile, Colombia, Perù, Paraguay, Uruguay e anche in Israele.

Anche l’FDA americana ha concesso l’approvazione di uno dei due principi contenuti nella stevia.

Rimaniamo anche molto fiduciosi per quanto riguarda l’Europa.

E’ da considerare che il recente nulla osta dell’FDA americana per due dolcificanti basati su estratti dalla stevia è stato dato dopo che due multinazionali di bevande gassate hanno deciso che serviva un dolcificante naturale in alternativa all’aspartame. Si andò avanti per anni con un uso limitato della stevia, ma tutto cambiò quando la Coca Cola e la Pepsi decisero che per le nuove bevande “light” serviva la stevia.

Come si comporta l’EFSA riguardo a prodotti approvati prima della sua istituzione?

L’EFSA ha ereditato tutti i lavori precedentemente effettuati dall’SCF, gli studi sui prodotti precedentemente approvati vengono analizzati e rivisitati se lo ritengono necessario ossia se esce un nuovo studio sull’argomento oppure se gli viene chiesto dalla Commissione EU.

L’EFSA conduce degli studi interni sugli alimenti o analizza solo quelli che le vengono presentati?

Il gruppo opera su richiesta di consulenza scientifica da parte dei responsabili della gestione dei rischi o su propria iniziativa. Generalmente la Commissione europea si rivolge all’EFSA per questioni specifiche. Le richieste spesso riguardano procedimenti di autorizzazione, nel corso dei quali la Commissione europea domanda all’EFSA di valutare la sicurezza di una sostanza, oggetto di domanda da parte di un’azienda. La Commissione, inoltre, può chiedere che l’EFSA esamini la sicurezza di sostanze specifiche alla luce di nuove informazioni scientifiche e/o condizioni suscettibili di cambiamento.

L’EFSA non ha la possibilità di condurre studi propri. Valuta studi scientifici che vengono portati alla sua attenzione.

Qual è l’iter per l’autorizzazione di un prodotto?

Qualsiasi nuovo additivo deve essere approvato dalla Commissione Europea. Il procedimento prevede che la Commissione europea, ricevuta la documentazione, la inoltri alla Commissione scientifica per la sicurezza degli alimenti (SCF) fino al 2002, attualmente alla EFSA. La EFSA ricevuta la documentazione, analizza gli studi e inoltra la sua opinione, positiva o negativa alla Commissione che approva o nega l’approvazione del prodotto.

Le industrie a loro volta possono allegare alla richiesta i loro studi sul prodotto in questione.

Il JECFA, come l’EFSA, è un autorità per la sicurezza degli alimenti, però a differenza dell’EFSA opera a livello internazionale. L’EFSA prende in considerazione anche le opinioni del JECFA.

Che tipo di collaborazione c’è tra EFSA e case produttrici?

L’EFSA dichiara esplicitamente l’indipendenza degli esperti scientifici che fanno parte del comitato scientifico. Dichiarano inoltre che vigilano costantemente sui potenziali conflitti. Sul sito riportano in chiaro le dichiarazioni di Interesse dove abbiamo trovato che alcuni membri del comitato lavorano sia per l’EFSA, sia per altri comitati scientifici, tra i quali abbiamo notato il comitato scientifico della Ajinomoto (multinazionale produttrice dell’Aspartame), della CocaCola in Francia, e della Glaxo.

Per le stesse dichiarazioni dell’EFSA è normale che i loro esperti possano formare la loro esperienza solo lavorando attivamente nel loro settore di specializzazione.

L’Efsa è un vero garante o è pilotato dalle aziende?

E’ difficile definire se l’EFSA sia un vero garante quando valuta come “accettabili” solamente gli studi che negano la tossicità dell’aspartame. Il nostro parere è che un’agenzia europea dovrebbe approfondire un tale argomento valutando seriamente tutti gli studi sull’aspartame e non solo quelli finanziati dalle multinazionali. In gioco c’è la nostra salute, di studi sulla tossicità dell’aspartame ce ne sono molti e ci sembra strano e sospetto che questo dolcificante stia ancora sul mercato.

Inoltre, nel 2008 è stata presentata alla Commissione Europea una petizione intitolata: “L’importanza dell’imparzialità tra l’EFSA e la sicurezza alimentare nell’Unione Europea” che mette in dubbio l’imparzialità e l’obiettività delle valutazioni dell’EFSA riguardo agli studi sugli OGM. Alcuni, accusano l’EFSA di basarsi esclusivamente sulla scienza di parte (ossia advocacy science) che, per definizione è parziale, selettiva e influenzata.

Quanto conta l’importanza di chi propone il prodotto alle autorità che autorizzano un nuovo prodotto?

L’importanza economica conta molto, purtroppo. Al momento della richiesta di approvazione di un nuovo ingrediente, vengono richiesti degli studi per verificare la sicurezza dell’alimento. Questi studi costano un vero patrimonio, una società di piccole dimensioni non è in grado di affrontarne la spesa, dunque, o si tira indietro oppure cerca di portare l’attenzione delle multinazionali sull’alimento. Come è successo con la Stevia. Fino a qualche anno fa nessuno voleva approvare la Stevia in quanto si diceva che non vi erano abbastanza studi a riguardo. Ora che l’aspartame ha perso un po di terreno le multinazionali hanno trovato il modo di far approvare dalla FDA un dolcificante a base di rebiana, un estratto della stevia. La Coca-Cola e la Pepsi c’hanno messo lo zampino e questo ha pesato molto nell’approvazione dell’FDA.

Ci può raccontare degli studi effettuati per dimostrare la nocività dell’aspartame?

C’è uno studio molto interessante fatto dal Dr Walton del centro di medicina comportamentale e del dipartimento di Psichiatria dell’università dell’Ohio, che prendendo in esame degli studi sull’aspartame che vanno dal 1970 al 1998, evidenzia che di 166 studi, 74 erano finanziati dalla Nutrasweet e 92 erano studi indipendenti. Il 100% degli studi finanziati dall’industria hanno supportato la sicurezza dell’aspartame mentre il 92% degli studi indipendenti ha individuato dei problemi.

Per quanto riguarda i due studi della Fondazione Europea Ramazzini sono davvero unici nel loro genere, e pensare che la loro unicità è stata l’argomento di invalidazione da parte dell’EFSA, il che ci fa un po’ riflettere sui loro parametri scientifici.

Il primo studio pubblicato nel 2006 è stato effettuato su 1800 ratti ai quali venne somministrato aspartame già dalla ottava settimana di vita fino alla morte naturale, momento in cui venivano poi sottoposti ad autopsia. Il risultato fu che anche somministrando dei dosaggi equivalenti a 20 mg/kg l’incidenza dei linfomi, leucemie e tumori era notevolmente aumentata.

Il secondo studio è stato effettuato su 400 topi cominciando la somministrazione direttamente al 12° giorno di gravidanza fino alla morte naturale.

Anche in questo secondo studio è stato sottolineato l’aumento dell’incidenza dei linfomi e delle leucemie con aggiunta del carcinoma mammario nelle femmine, e in più rispetto al primo studio i ratti hanno sviluppato i tumori precocemente.

Quello che è stato contestato in questi due studi è la durata dello studio fino alla morte naturale del topo. Solitamente gli studi vengono condotti fino al secondo anno di età della cavia e quindi i topi vengono uccisi intorno alla 110° settimana per condurre gli esami. Ma visto e considerato che nell’uomo l’80% dei tumori vengono diagnosticati dopo i 55 anni di vita ci sembra essenziale analizzare anche dal punto di vista scientifico e statistico anche l’ultimo periodo di vita dei topi.


A cura di La Leva di Archimede
Ivan Ingrillì, Amanda Adams e Sepp Hasslberger

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